Made of Limestone – Partire o Restare?

“Questo documentario ce lo avevamo dentro da quando avevamo 17 anni, non abbiamo deciso di farlo da un giorno all’altro. L’idea è cresciuta e si è sviluppata con il tempo”, ci dice Marco Nasuto, 24 anni, una laurea in ingegneria aerospaziale ed un master in corso alla Manchester University.

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Il post di Roberto Saviano

“Volevamo raccontare la nostra terra, la tensione tra la voglia di partire e quella di rimanere, senza pre-concetti, tenendo fermo uno sguardo critico su quello di cui volevamo parlare”, gli fa eco Andrea, 22 anni, intelligenza cristallina, una laurea in International Finance ed un esperienza lavorativa in Canada.

Li osservo tra i riflessi del calice di Negroamaro marcato Tesco che abbiamo preso in onore della loro Puglia e ripenso all’albero di Ulivo che lentamente cresce su una terra scarna e ventosa, una metafora che avevo letto in un’altra loro intervista. “Made of Limestone” è stato girato con poco più di 20 Euro, senza esperienza di videomaking, senza mezzi tecnici degni di nota, ma con un’idea solida come fil di ferro alla base ed un amore per la propria terra che trasuda in ogni singolo frame. Un lungometraggio che ha registrato già 23.000 visualizzazioni, con zero sponsor ma un “endorsement” d’eccellenza. Quello di Roberto Saviano!

“Devo dire che quando ho visto quel post, non sono riuscito a reggere l’emozione”, mi dice Marco, “è stata una bella sorpresa, soprattutto per un progetto come il nostro partito con nessun supporto”. Marco ha lo sguardo vispo e indagatore, senza fronzoli,  gli chiedo: “Ragazzi se apriamo anche la bottiglia di “Primitivo”, ce la concedete una mini-intervista?”. Prendo il sorriso di Andrea come un assenso.

 

La prima domanda che mi sta a cuore, dopo aver visto il vostro documentario, ma voi davvero correte in salita come dei matti?

“Beh si! Diciamo che siamo bene allenati…”

 E lo fate all’alba sul serio?

Andrea ride divertito: “quello solo per le riprese”

Dopo aver visto il documentario mi è venuta una gran voglia di visitare il Gargano. Eppure non vi astenete dal raccontare alcuni dei mali del territorio come l’inquinamento e la vicenda Enichem o la mancanza di spirito comunitario della vostra gente. Mi chiedo se a Manfredonia il vostro sia stato accolto più come uno spot o un’intromissione…

“Non abbiamo avuto reazioni particolari da parte delle amministrazioni locali”, mi racconta Marco, “forse è dipeso dal taglio che abbiamo dato al video, senza additare questo o quel politico, senza diventare tifosi dell’una o dell’altra fazione. Abbiamo parlato di “politiche”, questo sì. Politiche sbagliate o miopi che abbiamo provato ad analizzare attraverso dati e fatti, senza pregiudizi”. Andrea annuisce: “la nostra è una storia sul conflitto tra il restare e il partire, non vuole essere la solita nenia sulle sventure dell’italiano all’estero costretto ad emigrare, ma abbiamo provato a decostruire il problema  cercando di capire cosa si potesse fare per rivalorizzare il nostro territorio”.

Marco e Andrea Nasuto

Marco e Andrea Nasuto

Ma voi ci credete alla ripresa dell’Italia? Magari passando per lo sviluppo del Sud, per la creazione di una Silicon Valley Europea nel Meridione?

“Questo nella misura in cui si riescono a promuovere le nostre eccellenze e internazionalizzarle sul mercato. Noi abbiamo l’enorme problema di non essere riusciti a commercializzare un brand potentissimo come il Made in Italy, ma abbiamo lasciato che  altri lo facessero al nostro posto. Potremmo investire nell’applicare la tecnologia all’agricoltura ad esempio, o creare poli di eccellenza nei settori in cui siamo competenti, come la robotica. Sarebbe fortemente stupido provare a trasferire modelli americani, come la Silicon Valley, in contesti in cui non potrebbero attecchire.

Tornando al video, vorrete davvero farmi credere che non avete mai girato o montato un video prima di questo?

“Potrebbe sembrare strano ma è così. Ci abbiamo messo tantissimo nel montaggio, proprio perché imparavamo facendo. Abbiamo costruito uno studio di registrazione per l’audio improvvisato in casa, è stato divertente! In compenso sapevamo dove volevamo arrivare”.

Lo studio di registrazione improvvisato di Marco e Andrea

Lo studio di registrazione improvvisato di Marco e Andrea

Mi sono piaciute tantissime le musiche che avete scelto. Chi è il colpevole, Marco o Andrea?

“Diciamo che lo siamo entrambi. La sensibilità musicale ci viene dal fatto che suonavamo degli strumenti da ragazzini. Mio fratello Andrea suonava il violino. Io suonavo il piano”. Andrea mi regala un altro dettaglio: “infatti uno dei pezzi nel video è stato composto da Marco ed un nostro amico qualche anno fa”.

Complimenti! Posso chiedervi se intendete dare un seguito al vostro lavoro?

Tempo e lavoro permettendo stiamo pensando ad un “Made of Limestone 2”. Questa volta però su un tema differente. Vorremmo provare a costruire qualcosa sulla domanda “cosa significa essere italiano per te?”, per capire quali sono i tratti costanti che ci portiamo addosso in giro per il mondo. Solo costruendo una vera consapevolezza di sé stessi si può arrivare a crescere a cambiare.

Vi faccio un’ultima domanda. Qual’è la cosa che vi manca o vi è mancata di più dell’Italia?

Marco: “mi manca quell’anima popolare e familiare che emana la mia terra”

Andrea: “gli sguardi autentici della gente”

Quindi partire o restare? Scappare via o resistere? Dopo la lunga chiacchierata con Marco e Andrea mi rendo conto che solo arrivando a tracciare i confini della propria identità con onestà ed apertura mentale si potrebbe riuscire a trovare la risposta giusta. Senza condannarsi a vivere ai margini della cultura che ti ospita, senza vivere nel rimpianto di essere andati via.

Giovanni Bruner

 

1 reply

  1. Grazie a Marco e Andrea per questo bello spaccato sincero d’Italia e a Giovanni per avermeli fatti conoscere un po’ meglio con questa intervista!

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