Gabriella Alberti: Il coraggio di tornare in Italia

Gabriella Alberti ha deciso di dare un’altra possibilità al suo paese. Dopo l’America e l’Inghilterra ha sentito il bisogno di tornare a casa, a Palermo. Il suo sorriso è contagioso, ci sembra di conoscerla da sempre.

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Perché partire?
Viaggiare è sempre stata una passione. Partire ti apre gli occhi, ti fa conoscere aspetti del mondo che mai ti sogneresti, aiuta a capire che tipo di persona sei, cosa vorrai diventare. Ho capito fin da piccola che il mio futuro sarebbe stato a contatto con le lingue straniere. Ascoltavo musica straniera e cercavo di tradurre i testi, a casa inventavo discorsi in una lingua senza senso, fingendo che fosse inglese. A 15 anni mi si è presentata l’opportunità di andare a studiare fuori, in America, la colsi al balzo.

La prima esperienza all’estero: L’America
A Palermo frequentavo il liceo linguistico, un giorno arrivò a casa un depliant dove venivano sponsorizzati gli anni di studio all’estero (Exchange Programme). Decisi che avrei fatto l’anno scolastico fuori!
Ho vissuto per un anno in Georgia. In realtà quando si pensa all’America di certo non viene in mente la Georgia. Non vivevo ad Atlanta, ma in una cittadina chiamata Valdosta, al confine con la Florida. La famiglia a cui venni affidata era tremenda, di mentalità molto chiusa, razzisti, ligi alle regole che mi stamparono e attaccarono sul frigorifero. Ho resistito 40 giorni, poi ho deciso di cambiare famiglia. Ero in un paese straniero, lontana, ho dovuto cavarmela da sola. Anche in casi come questi ci vuole coraggio, oggi invece se penso di dover cercare un nuovo appartamento mi viene il panico.

Il primo approccio con l’inglese
E’ risaputo che prima si inizia a studiare una lingua, prima la si impara.
Tra scuole medie e liceo, ho studiato inglese per 6 anni, ma ovviamente studiare la grammatica è ben diverso dal parlare la lingua, in questo caso ho lavorato tanto per arrivare ad ottenere un’ottima conoscenza dell’inglese. A scuola, in America, venivo trattata al pari di tutti gli altri studenti, a nessuno importava del fatto che fossi straniera. Decisi che avrei vissuto a pieno la realtà americana, passavo il tempo con la famiglia ospitante e avevo pochi contatti con i miei parenti in Italia, era il 2004 e la tecnologia e i social non erano sviluppati come oggi. Dopo circa 3 mesi mi resi conto di capire perfettamente ciò che veniva trasmesso in tv. Ma parlavo con un forte accento americano.

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Perché Manchester?
Finito il liceo ero fortemente convinta di non voler frequentare l’università nella mia città, riuscii ad entrare alla statale di Milano, ma seppi di essere stata ammessa troppo tardi. Mi ripromisi di frequentare all’estero almeno la specialistica. Dopo la laurea in mediazione linguistica con un focus su lingua e letterature russa cominciai a cercare master dedicati alla russistica. La UoM ne offriva uno chiamato “russian and eastern european countries and societies”, mi sembrava la cosa più bella del mondo!
Con Manchester ebbi immediatamente uno “scontro”, la casa che avevo trovato via internet era una catapecchia, mi ritrovai per strada. La soluzione fu una stanza in una delle Hall universitarie a Fallowfield. Il periodo lì è stato bello, la zona era piena di studenti, e tutta quella confusione per un po’ mi fece smettere di pensare a quello che avevo lasciato in Italia. La morale della storia è che dopo 3 mesi di master tornai a Palermo, il master era tutto incentrato sulla sociologia del potere di Putin e della letteratura russa non c’era nemmeno l’ombra.

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Il primo ritorno a Palermo
A Palermo ci sono rimasta un anno, decisi di trovare lavoro per poi iscrivermi l’anno dopo al master in Translation and Interpreting Studies sempre a Manchester.
La città mi aveva stregata, ha un fascino particolare, al primo impatto può non piacere, ma pian piano ti entra dentro e alla fine te ne innamori. Ci fu un periodo in cui la sognavo. Ancora una volta, durante il master, mi sono dovuta abituare a un sistema scolastico differente. Gli standard inglesi sono molto alti, e scrivere gli essays non è una cosa semplice. Nei primi 3 essays presi 3 fail, ero in panico perché se avessi fallito anche il quarto sarei tornata a casa. Un essays è una cosa completamente diversa dalla nostra tesi di laurea. Cominciai ad impegnarmi ancora di più, mi feci aiutare dal mio coinquilino, frequentavamo lo stesso master e lui prendeva voti altissimi, cominciai a leggere i suoi essays per capire cosa volessero, come strutture i miei. Diventai amica di alcuni colleghi inglesi, loro mi controllavano la grammatica e la struttura, l’inglese accademico è ben diverso dall’inglese parlato in strada. Quell’anno mi impegnai tantissimo, oggi rileggo ancora con piacere i miei essays, ovviamente quelli che ho passato.

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Un italiano e la società inglese. Pro e contro di una città come Manchester
Manchester è multiculturale, anche se, al contrario di Londra, hai ancora la possibilità di rapportarti con l’inglese medio. E’ una città a misura d’uomo. I mezzi di trasporto e i treni che ti collegano facilmente alle varie città dell’Inghilterra per me, che vengo da una città come Palermo, sono una cosa favolosa. E’ una città viva, c’è sempre gente. A distanza di anni posso dire che un pro è l’accento, fantastico!
In realtà i miei contro riguardano alcuni aspetti della società inglese che non condivido, come la smisurata passione per l’alcool, i rapporti umani che mancano, fondamentali soprattutto per noi che veniamo dal sud Italia. Ovviamente il tempo, no, non riuscirò mai ad abituarmi agli 8 gradi che ci sono ad agosto!

Cosa consiglieresti a chi ancora non ha trovato il coraggio di partire?
Penso che la nostra generazione non sia fatta per restare ferma in un posto tutta la vita. Ma non si può partire senza sapere un minimo della lingua del paese ospitante. Bisogna informarsi sulla città, ricercare, farsi un’idea di come possa essere la vita all’estero. Informarsi e vedere se le proprie competenze sono richieste in un determinato paese, e non accontentarsi di qualsiasi cosa. Partire significa anche avere una buona dose di coraggio, io invece ora sento il bisogno di tornare a casa.

Si può fare perché…
Il mondo va visto! L’essere umano ha bisogno di ampliare gli orizzonti, vedere posti nuovi, mangiare cibi diversi. Perché il mondo non è poi così grande, si può arrivare ovunque.

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Manchester è…
Strana, magica! E’ capace di farti innamorare da un momento all’altro, senza che tu possa rendertene conto.

Il ritorno in Italia
Ad un certo punto qui a Manchester, mi sono sentita soffocare, non vedevo più possibilità di crescita per quanto riguarda il mio settore lavorativo. I miei studi sono sempre stati molto specifici, il campo della traduzione è difficile, paga poco in qualsiasi paese, quindi quando mi è stato offerto un nuovo lavoro a Palermo, con un ruolo diverso, ho colto l’opportunità. Penso che si debba avere il coraggio di partire, ma anche il coraggio di restare per poter cambiare le cose un po’ alla volta.

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Tornare perché…
Per dare un’altra chance al mio paese e soprattutto alla mia città. Perché non bisogna voltare le spalle al paese che ci ha resi quello che siamo, perché bisogna restare fedeli alle proprie radici, perché è bello vedere il mondo ma è anche bello camminare sull’asfalto della propria città, nel mio caso la spiaggia, e sentire sotto ai piedi gli antenati e tutti coloro che si sono battuti per questa terra. E se poi le cose non dovessero andare, sono abituata a fare le valigie e a spedire pacchi.

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Marta Del Prete

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