Il Master in UK – 7 buone ragioni per cui vale la pena farlo.

Differenze UK-Italia

 

Avete letto le prime due puntate di questa miniserie sui master in Uk e non vi siete ancora decisi? Beh proviamo a darvi 7 differenze che possono rappresentare 7 altrettanti buoni motivi per provare l’avventura. Premettiamo – si tratta di opinioni personali, questo non é uno studio scientifico :).

A questo link trovate le prime due puntate: italianiamanchester.com/2015/06/28/guida-ai-master-in-uk/

Dunque, cominciamo…

1.Dimenticatevi dei professori che si credono divinità.

Partiamo da una nozione sconvolgente: non tutti i docenti delle università UK hanno anche il titolo di Professor. Questo spetta unicamente a chi è in possesso di un PhD, mentre tutti gli altri sono semplicemente “Mr” o “Miss”. Tuttavia, userete i titoli unicamente nella documentazione ufficiale: imparerete fin da subito che nelle università inglesi la tendenza quasi universale è di rivolgersi ai docenti, professori e non, usando il loro nome di battesimo. Allo stesso modo, a meno di corsi di portata oceanica, i docenti impareranno i vostri nomi in breve tempo e useranno quelli per rivolgersi a voi. Niente cognomi, né “lady/gentleman over there”.

Questa sembra solo in apparenza una sciocchezza, ma dimostra come il rapporto studente-docente qui in UK sia -mediamente- più personale e dialogico che nell’università italiana. Se, in Italia, il mio docente di Logica che offriva a noi studenti la possibilità di avere chiarimenti sulle lezioni durante il suo ricevimento rappresentava una felice eccezione, qui è molto spesso vero il contrario. I docenti sono tendenzialmente disponibili a rispondere a qualsiasi dubbio e indirizzarvi sulla strada giusta ogni volta che ne esprimiate il bisogno. Sia chiaro: nessuno risolverà i vostri problemi, ma vi saranno dati suggerimenti e strumenti per farlo.

Alcuni docenti si fermano addirittura a chiacchierare con voi alla fine della lezione, o se li trovate in giro per l’università, magari in una delle caffetterie. Alcuni aggiungono su facebook, altri (in numero maggiore dei primi) su LinkedIn, e a fine anno si offrono di lasciarvi anche una recommendation.

11324185_10206982017371171_496936467_n

 

 

2. Lectures – Dalle stalle alle stelle?

La frequenza alle lezioni è tassativamente obbligatoria. Raramente sarete in centinaia, con gente seduta per terra perché nell’aula non c’è una sedia e nemmeno un portaombrelli libero. Difficilmente vi capiterà di fare lezione guardando il docente parlare da un palco su cui la sera dopo reciterà Alessandro Gassmann (NB. cercate su google: “Giurisprudenza Teatro Carcano”). La vostra assenza sarà notata, anche perché come dicevamo i docenti sanno il vostro nome e si ricordano la vostra faccia.

E’ buona norma avvisare il docente la mattina stessa se state male (basta una mail), o quantomeno entro fine giornata. Anche se avete comunicato la vostra assenza ad un coursemate, è comunque più carino se scrivete poi al docente.

C’è ovviamente un numero minimo di assenze concesse, che dipendono dal numero di lezioni previste dal module. Per i miei erano due, mi sembra di ricordare. Al solito, i docenti o la guida del module saranno chiarissimi in materia.

Una cosa che ho amato moltissimo del mio MA è stato il fatto che tutte le lezioni, anche quelle maggiormente impostate come frontali (in quanto volte a fornire delle nozioni o conoscenze nuove), prevedevano una forte interazione con il docente. In questo, il fatto di usare i nomi propri rende il tutto più fluido, meno cattedratico. Per quanto esista comunque una formalità e un rispetto delle reciproche posizioni, si ha meno timore nell’esporre il proprio pensiero o formulare un’ipotesi.*

In generale, lo scopo delle lectures (perlomeno di un corso prevalentemente umanistico come era il mio) è sì quello di dar strumenti nuovi agli studenti, ma anche quello di spingere gli studenti a formare una propria riflessione e una propria visione sulle cose, che andrà poi a riversarsi nelle prove/essay.

 

3. Mattoni  a memoria vs Critical Thinking

Nella guida del mio dipartimento si insisteva in tutte le salse sul concetto di time management e come questo fosse uno degli scopi principali dei corsi post graduate. Credo la dica molto lunga sulle aspettative che ricadono su di voi.

Se venite da una triennale e magari anche una magistrale italiana, vi renderete conto di come sia più semplice organizzarsi, in quanto è raro che passiate un’ intera giornata passando da una lezione all’altra.

Ovviamente, tenete conto che ci vuol un po’ di tempo per adattarsi al nuovo sistema, al dover abituarsi a pensare in inglese e a capire quale metodo di lavoro sia il più adatto per voi. 90 su 100, quello che utilizzavate in Italia non è riciclabile. Inoltre, ognuno ha i suoi tempi, quindi non scoraggiatevi se trovate il tutto difficile. Se proprio siete in difficoltà, rivolgetevi al tutor (se l’avete), ad un docente o, se esistono nella vostra università, agli Student Based Services.

Normalmente, inoltre, saprete già a inizio dell’anno o quantomeno all’inizio di ciascun term quando dovrete consegnare i vari essay o sostenere le prove. A meno di extensions decise all’ultimo (a me era capitato nel primo term), le date non cambieranno.

Un’altra differenza a mio avviso macroscopica con il modo di studiare in Italia è l’uso della bibliografia. Se in Italia è fondamentale procurarsi i testi indicati dal docente e leggerli (salvo indicazioni) da copertina a copertina, qui il tutto è ben diverso.

Innanzitutto, gli studenti prendono i testi in prestito dalla library dell’università, quando questa non li ha resi disponibili in formato digitale. Il vostro account vi consentirà anche di accedere (e scaricare legalmente) articoli da riviste specializzate. Soprattutto, i testi devono esser per voi non la fonte del vostro sapere ma riferimenti su cui fondare la vostra personale riflessione e/o percorso. Quel che vi è richiesto è infatti di produrre contenuti che siano originali, non di esporre le teorie o ricerche altrui (il plagiarism è severamente punito nelle università britanniche, attenzione!).

 

11650519_10206982017251168_920743711_n

4. Internships – Spiacente, non imparerete a fare le fotocopie….

A mio parere e non solo, una delle discriminanti più importanti nella scelta di un programma piuttosto che un altro è il fatto che questo preveda o meno un placement o work experience che dir si voglia, vale a dire quello che in Italia è detto tirocinio o stage. [Intermezzo “puntini sulle i”: stage nell’italico senso va pronunciato alla francese, perché è da lì che deriva. In inglese il termine equivalente è internship, stage è il palcoscenico!]

A differenza che in Italia, dove gli stagisti vengono spesso impiegati come bassa manovalanza o poco più a costo zero per un paio di mesi, i placement sono visti come un’occasione per mettere in pratica quanto si sta apprendendo nel corso. Gli studenti sono quindi visti come semi-professionals dotati di particolari competenze e pertanto il loro lavoro è assolutamente rilevante per l’organizzazione o compagnia in cui andranno ad operare.

A seconda dei corsi, il placement può dipanarsi su uno o entrambi i term. Un docente, o una persona preposta dall’università, si occuperà di stabilire i contatti iniziali e sarà disponibile a dirimere problemi e complicazioni, se queste si presenteranno. Al termine del placement, di norma, sarete chiamati a scrivere un report che potreste dover far avere anche all’organizzazione/azienda, qualora abbiate svolto un’attività di ricerca per essa e abbiate risultati da presentare.
Non dimenticate di richiedere un feedback, se l’azienda/organizzazione non ve lo fornirà spontaneamente al termine del placement o alla consegna del report (in alcuni casi, ad esempio per i futuri insegnanti di Primary e Secondary school, il feedback è obbligatorio).

Credo sia inutile dire quanto un placement abbia impatto sul vostro CV e quanto possa tornarvi utile anche in termini di references e network. Non prendetelo sottogamba, anche qualora non fosse un’esperienza particolarmente esaltante. E pure se si rivelasse un’esperienza totalmente negativa… Vi sarà enormemente utile anche quella.

 

5. “Gli esami non finiscono mai” – Ma chi lo dice?

Dimenticate le prenotazioni a mezzanotte perché poi si finisce in fondo alla lista, gli interminabili appelli, le scelte arbitrarie dei docenti di seguire l’ordine alfabetico (per una il cui cognome inizia per S, un supplizio equivalente alla Via Crucis), statini, libretti e registri. Insomma, il classico ufficio complicazioni affari semplici italico.
Gli esami orali, in UK, non esistono.

Se gli Undergraduates hanno degli esami (scritti) da sostenere, i Post Graduates si distinguono da essi anche per questo: niente exams, ma prove.
Il tipo di prove da sostenere varia a seconda dei modules, ma per la maggior parte si tratta di essays, ovvero dei saggi brevi. Strutturati attorno ad un argomento deciso da voi o pre-determinato, ma comunque inerente al module, sono il momento in cui l’avere una bibliografia di riferimento e consigliata avrà senso. Un essay mediamente non supera le 5000 parole (motivo per cui il word count di Word diventerà la vostra ossessione), ma in alcuni casi viene chiesto di produrne di più brevi (normalmente 3500 parole).

Altre prove possono essere project o research proposals (in cui sostanzialmente fate una proposta di ricerca e analizzate metodi, fasi e rischi), il report del placement, lavori di gruppo, prove in laboratorio (se studiate in ambito scientifico). E la final dissertation, ovvero la tesi finale.
Insomma, tutto tranne che esami per verificare che abbiate appreso delle nozioni.

A seconda delle facoltà, gli essays vanno consegnati entro la deadline (vi vengono sempre indicate una data e un’ora precisa) in segreteria, o inviati al docente via mail, o caricati sul vostro account nel sito dell’università. In alcuni casi, vi sarà chiesto di consegnare sia una copia cartacea che di caricare quella digitale: la dissertation, per esempio.

Un ritardo significa perdere punti nella valutazione e, dopo alcuni giorni (di norma 3 giorni lavorativi), l’annullamento della prova. Se siete in difficoltà, rivolgetevi al docente prima che sia troppo tardi, ovvero prima della deadline: se riterrà le vostre ragioni accettabili, potrebbe concedervi un extension di qualche giorno, previa consenso del responsabile del corso o un’altra persona preposta. In caso più studenti manifestino problemi con la deadline, il docente potrebbe dar l’extension a tutti quanti.

 

6. Valutazioni o opinioni?

Qualsiasi prova viene valutata secondo dei parametri (che dovrebbero venirvi indicati già ad inizio corso assieme a deadline e tipo di prova da sostenere) che vengono convertiti in percentuali.

Si va dalla fascia A, ovvero quella più alta (sopra il 70%), a B (60% – 69%) a C (50% – 59%). Al di sotto di C la prova non è stata superata (Fail).

Escludendo per un attimo le valutazioni negative, quelle positive sono tre:

Pass, come dice la parola stessa, significa che avete superato la prova. Ve la siete cavata, ma c’è parecchio da lavorare. Nel caso di un essay, da rivedere sono non solo la forma ma anche l’esposizione, le references e il contenuto.

Merit è quella più comune fra gli studenti stranieri, soprattutto gli international, e molti studenti-lavoratori. Significa che avete fatto un buon lavoro, seppur ci siano dei problemi, che possono essere la sintassi così come il non essersi focalizzati bene sull’argomento (un problema che gli studenti italiani hanno a causa dell’impostazione ricevuta dal nostro sistema, che predilige uno sguardo ampio sulle questioni rispetto a quello più focused on a single aspect britannico**).

Distinction è il massimo a cui chiunque può umanamente aspirare. Se i vostri essays e le vostre prove viaggiano sulla media della Distinction, siete considerati one of the best students in the course. Se volete bullarvi della cosa, fatelo (magari con gli altri best students, a fine corso e al graduation day), soprattutto se avete faticato molto, anche solo con la lingua.

Ciascun’università, facoltà e corso ha poi delle scale di valutazione ulteriori che trovate nei feedback e che servono ai docenti per valutare (marking) le vostre prove. Sostanzialmente, la fascia percentuale più alta e quella più bassa vengono divise in due. Abbiamo quindi Excellent (70% – 84%) e Outstanding (85% – 100%) per la fascia A. Sia chiaro: Outstanding probabilmente viene concesso solo a geni conclamati. Io non ne ho ancora conosciuto nessuno!

Per i fail, abbiamo invece Inadequate (40-49%) e Poor (sotto al 39%).
NB. Le suddette voci potrebbero anche essere dive11125191_10206982017291169_746538525_nrse nella vostra università.

Piccola postilla: Cosa succede in caso di un Fail?

Innanzitutto dipende quanto grave questo fail sia. Viene offerta la possibilità di rifare la prova (sia essa essay o laboratorio) entro un anno e poter passare il module: a questa seconda prova solitamente viene assegnato al massimo un 50% “politico”. Solitamente al secondo tentativo ce la si fa, ma qualora si fallisse di nuovo la facoltà prenderà in esame il vostro caso e deciderà il da farsi. L’extrema ratio (ma dovete aver fatto davvero un disastro epocale su tutti i fronti) è l’espulsione dal corso.
Nel caso di un tirocinio andato male, vengono prese in considerazione le eventuali mitigating circumstances (esempio: l’organizzazione per cui state facendo il tirocinio chiude, la persona di riferimento/il tutor se ne va e nessuno può dare il necessario feedback sul vostro lavoro, siete stati in ospedale per settimane). Se il tirocinio si interrompe per motivi di cui non siete responsabili, di norma tutor/facoltà interverranno assegnandovi una nuova prova (solitamente un essay) in modo da potervi comunque valutare per quel modulo.
Nelle varie guide e prospectus trovate sempre tutte le informazioni necessarie al riguardo.

 

 

 

7. Finally, the degree
Una volta consegnata la tesi, passerà circa un mese, dopodiché riceverete una comunicazione ufficiale (di solito tramite mail) dall’università in cui si dice che siete laureati e che la commissione ha deciso di conferirvi la tal valutazione finale. Se avete passato tutte le prove e avete una media che non presenta i problemi di calcolo di cui sopra, nessuna sorpresa.

In seguito vi arriverà il certificato ufficiale (che no, non avete pagato con apposita tassa prima di consegnare la tesi, e ci mancherebbe pure dato il costo delle fees), la letterina di congratulazioni della facoltà e l’invito a partecipare alla cerimonia di laurea.

Ah, la tesi NON si discute.

 

Federica Silva

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s