La notte dei sogni infranti

Le avvisaglie che una tempesta fosse in arrivo erano lì da tempo, eppure pochi di noi se ne erano resi conto.

L’idea che il Regno Unito potesse davvero decidere di uscire dall’UE, dal mercato comune e da tutte le convenzioni sulla libera circolazione degli europei era sempre stato un fantasma poco concreto, per lo meno per me, cresciuto nel mito dell’internazionalizzazione e di quel meraviglioso esperimento di comunione dei popoli e pace duratura tra nazioni che si sono fatte la guerra per anni che é l’Unione Europea.

Ero al Tesco a comprare del vino quando quattro settimane prima la data del referendum, uno sguardo distratto al banco dei giornali mi fece realizzare che avevo davvero sottovalutato quello che stava accadendo. I sondaggi, che finora avevano sempre dato una solida, serena maggioranza al No adesso veleggiavano a favore del si, con un margine preoccupante. Da quel momento cominciai a lasciarmi investire dal referendum, a seguire tutti i dibattiti televisivi che potevo, perdere giorni interi sui social ad argomentare, dibattere, litigare in un mare di consenso per il Si all’uscita dall’EU che era stato da imbecilli non aver visto prima.

Ma proviamo a razionalizzare. Per me, immigrato da anni in un paese nel quale ho potuto realizzare le mie ambizioni, comprare casa, mettere su una famiglia, tutto quello che il mio paese d’origine non era riuscito a darmi, perché  questo referendum era così importante?

Il mio disagio nasceva dal tono del dibattito, tutto massicciamente spostato sul tema dell’immigrazione, in un misto di problemi reali e bufale gigantesche. Ma era la rabbia della gente quella mi lasciava scosso, la sensazione di aver fatto un investimento emozionale in un paese che in quel momento era come se ti respingesse, il senso di vuoto sotto i piedi, il non avere un paese, di non riuscire a chiamare nessun posto “casa”.

Ricorderò a lungo la notte del referendum. Ero a cena con amici, cercando di mettere da parte l’ansia. Penso di aver accolto la notizia degli exit polls che davano il No in vantaggio di due punti come una vittoria dell’Italia ai Mondiali; stando al commentatore in tv, erano exit polls commissionati dalle grandi banche, se non la sanno lunga loro mi dicevo…

Il primo risultato fu quello di Gibilterra, poche anime tra la Spagna ed il Marocco con il 90% di No. Ecco, era quella l’illusione giusta per rendere ancora più intollerabile quella che sarebbe stata la realtà. Poi cominciarono ad arrivare i risultati dai vari comuni, qualche Si atteso, qualche maggioranza di No, tutto nella norma, fino a quando l’inviata della BBC chiese la linea. Si stava per comunicare il risultato di Newcastle Upon Tyne. Mi bastò giusto dare uno sguardo al volto della giornalista per capire che qualcosa non quadrava. Il No vinceva in quella città, ma con una maggioranza molto, molto risicata. Ci si attendeva un 60% netto, invece si era al 52%. L’esperto di statistica si arrabattava a trovare una giustificazione. Andai subito a verificare le quote dei bookmaker, il No dato come probabile al 75% era colato a picco al 50% circa.

Quello che seguì fu un lungo, penoso stillicidio. L’ Inghilterra ne aveva avuto abbastanza di mercato comune, libera circolazione, apertura ed unione. Ne aveva avuto anche abbastanza di un’ Unione che era sempre più diventata una farraginosa burocrazia, sempre più distante ed incapace di comunicare con la gente comune.

Il Si aveva vinto, io ero devastato.

TheManc

 

2 replies

  1. la brexit è una grandissima cosa. le masse di italiani arrivati in mutande e che facevano i baristi da caffè nero verranno rispediti al mittente, chi ha un impiego serio rimarrà tranquillamente. l’economia prospererà e il paese sarà più vivibile

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s