La Comunità Italiana di Manchester a Confronto con le Istituzioni

Sabato 11 Febbraio la comunità italiana di Manchester ha avuto modo di incontrare l’ On. Laura Garavini (in quota PD), oltre ad i membri del C.G.I.E  (Comitato Generale Italiani all’Estero) Luigi Billè e Manfredi Nulli. L’incontro è stato organizzato dal COMITES di Manchester, l’organo di rappresentanza degli italiani a Manchester molto attivo negli ultimi mesi. Parte della comunità rappresentata da diversi comitati ed associazioni oltre che dai cittadini intervenuti all’incontro, ha potuto esprimere per la prima volta in otto anni le proprie preoccupazioni e richieste di fronte ad uno dei cinque deputati di riferimento della circoscrizione. Un lasso di tempo che sembra enorme, ma non se si pensa che, per un sistema di rappresentanza cervellotico, a questi fa riferimento un’ area geografica che va dal Portogallo alla Russia ( i deputati della circoscrizione Europa sono infatti 5 per 2 milioni di elettori, contro i 3 per per 230,000  del Molise).

Lo scopo dell’incontro era esattamente quello di dar voce al senso di scollamento dalle istituzioni nazionali ed i timori post Brexit che i concittadini nel Nord Ovest dell’Inghilterra denunciano da tempo, simboleggiato dalla chiusura del Consolato Italiano nel 2013 proprio nel momento di maggiore crescita dell’emigrazione italiana. Una decisione  dubbia difesa ad oltranza dall’ambasciata e dal governo con argomentazioni tra il risibile ed il pilatesco. Ad onor di chiarezza, il Consolato è stato poi sostituito da un Consolato Onorario retto dal lavoro di volontari che riescono encomiabilmente a fornire dei servizi essenziali, ma che appare a dir poco sottodimensionato nella capacità  di supporto alla crescente domanda da parte della comunità, specie per i prossimi anni post-Brexit.

Nel corso delle due ore dell’incontro sono stati sollevati, spesso in maniera vivace, diversi temi di cui l’On.Garavini ha diligentemente preso atto, con la preghiera da parte della comunità che questo si traduca in una presa di posizione forte dinanzi al governo in carica. Tra questi:

  1. L’inadeguatezza in termini di risorse delle strutture consolari nel Regno Unito e nel Nord Ovest dell’Inghilterra in particolare. Se si fa il confronto con la vicina Germania abbiamo 9 strutture consolari  (in aggiunta di 7 consolati onorari) per un totale di 581,000 elettori, uno ogni 64,500 elettori, in Inghilterra restano Londra ed Edimburgo (anche in questo caso con un numero di consolati onorari) per 232,000 elettori, uno ogni 116,000. La Brexit significherà anche un aumento delle richieste di documenti, assistenza, richieste di cittadinanza, il che rende il Regno Unito un caso eccezionale da affrontare con la massima urgenza. Sul tema della riapertura del consolato l’ On. Garavini ha dichiarato che la prospettiva è molto remota se non impossibile, ma che verrà fatto un tentativo in questo senso.
  2. Supporto agli italiani post-Brexit. Alcune  ambasciate di paesi europei hanno avviato degli sportelli per assistere i cittadini nel periodo di transizione al probabile nuovo regime migratorio, allo stesso tempo sono sorte molte associazioni e gruppi di interesse sui social media. Questo per evitare che i concittadini, specie per le fasce più deboli, finiscano a sborsare soldi in solicitor fees quando tutte le informazioni necessarie possono essere reperite online.
  3. Supporto agli istituti di lingua e cultura italiana all’estero, che svolgono un indiretto ruolo strategico nella diffusione del branding Italia, con ricadute  su settori vitali come ad esempio il turismo.
  4. L’emigrazione di massa verso l’Inghilterra degli ultimi 5 anni, che non è solo fuga di cervelli, ma soprattutto di artigiani, impiegati e low skilled workers spesso con famiglie a carico. Laura Garavini ha esposto un paio di iniziative governative incoraggianti per supportare il rientro di ricercatori e liberi professionisti, ma questo sembra tagliare fuori il resto degli emigrati per motivi economici: la stragrande maggioranza.

E’ stato l’inizio di un canale di comunicazione che si spera possa proseguire nel tempo. Il tema “Italiani all’ estero”, come da umore generale, sembra essere in basso nella scala delle priorità dei  vari governi, ma il dialogo con le istituzioni deve servire a reclamare con forza che i cittadini emigrati sono  una risorsa importante per il paese, in materia di turismo di ritorno, rimesse (argomento ancora poco esplorato) e commercio estero, oltre ad essere un potenziale valore aggiunto nel momento in cui si fa ritorno con un carico di esperienze in un paese estero.

L’auspicio è che si riesca presto a ricevere una visita da parte delle autorità diplomatiche, per capire come intendano affrontare la domanda di servizi post Brexit e rispondere alle varie istanze. Al di là delle giustificazioni di circostanza la quotidianità dei fatti sono i 6 mesi (se si  è fortunati) per una banalissima iscrizione AIRE, l’enorme difficoltà di riuscire a comunicare telefonicamente con gli uffici, i tempi lunghi per un qualsiasi appuntamento ed il senso di lontananza delle istituzioni dai propri cittadini.

 

 Giovanni Bruner

 

2 replies

  1. Immagino che la presenza di un esponente del PD sarà stata sicuramente rassicurante, specialmente per i tanti cervelloni in fuga dall’Italia che hanno deciso o sono stati costretti a transferirsi nel Regno Unito. Personalmente non so cosa succederà con il Brexit e onestamente non mi interessa, infatti pur vivendo ormai da anni in Inghilterra quella che sarà la loro decisione finale con noi stranieri non mi spaventa né tantomeno mi preoccupa. Inoltre se analizziamo meglio questa decisione presa con il referendum del 2016 non sembra del tutto sbagliata anche se basata su fattori magari non del tutto veritieri (Il problema di questa nazione non sono gli stranieri – cervelli scappati da casa oppure i low skilled workers come definiti dall’autore) Non possiamo negare che in Europa le cose non stanno andando benissimo, non siamo uniti per nulla e l’Europa non è capace di governare ne governarsi. Non riescono a contenere l’emergenza migranti e visto l’aria che tira bisogna vedere quanto durerà questa Europa unita. Poi perché non guardiamo in casa nostra in Italia, paese con una corruzione delle istituzioni alle stelle, siamo un popolo strano, bravi solo a lamentarci e che non fa nulla per cambiare le cose. Non si può negare che la maggior parte delle volte si va avanti grazie all’amicizia di qualcuno, figlio di quello, fratello di uno, amante di coso ect. Ovviamente queste cose succedono anche qua, non è detto perché facciamo parte della comunità di Italiani nel Regno Unito facciamo parte di un mondo diverso, infatti dai miei connazionali ho visto fare le stesse malefatte che si fanno in patria. Vogliamo inoltre parlare di come noi Italiani ci crediamo superiori tra noi stessi, Roma è meglio di Milano, Venezia è unica, al sud sono tutti terroni ect, secondo me è tutta ipocrisia.
    Infine mi permetto di credere che articoli come questi non fanno altro che creare allarmismo e dare un’opinione sbagliata a chi la realtà non la conosce.

    Saluti Paolo.

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