Le Pensioni in UK

Nulla in questa pagina costituisce legal advice: l’obiettivo è unicamente fornire informazioni in lingua italiana a chi vive in UK. Per questioni relative alla propria situazione fiscale consigliamo caldamente di rivolgersi ad esperti nel tema, come commercialisti o HMRC.

La New State Pension è entrata ufficialmente in vigore nell’Aprile 2016, con l’obiettivo di rendere più chiaro e comprensibile l’intero procedimento pensionistico. Questa si applica a tutti gli uomini nati dopo il 6 Aprile 1951 e le donne nate dopo il 6 Aprile 1953, ed è interamente fondata su un meccanismo contributivo basato sul National Insurance Number.

In poche parole, se si accumulano 35 anni di contributi NIN si ha diritto ad un importo pari a £175.20 alla settimana (l’importo viene aggiornato in base all’inflazione ogni anno). Bisogna aver versato un minimo di 10 anni di contributi (“National Insurance Contributions”) per poter aver diritto all’importo minimo.

Ed ora la prima domanda: cosa costituisce esattamente un “anno di contributi”?
Per avere un anno intero di contributi, valido ai sensi della pensione, bisogna guadagnare una cifra minima intorno ai £6000 all’anno, e versare i relativi contributi. Le cifre aggiornate sono consultabili qui. Vengono conteggiati anche gli anni precedenti l’entrata in vigore del nuovo sistema pensionistico e non è necessario che siano consecutivi. Se ci sono dei gap nel numero di anni, cosa di cui HMRC generalmente provvede a fornire comunicazione, è sempre possibile versarli in un secondo momento  in modo da soddisfare i requisiti temporali, entro un certo limite di tempo (di solito circa tre anni). Quanto si è versato finora può essere verificato qui.

Come in molti altri paesi europei è possibile posticipare l’età di pensionamento e ricevere un importo maggiore, ottenendo un incremento del 5.8% per ogni anno aggiuntivo a lavoro. Altra cosa cui fare attenzione: i redditi pensionistici sono tassabili, per ogni importo che sfora la soglia tax-free, attualmente fissata a circa 12500 sterline annue (anche questo importo viene aggiornato ogni anno).

Cosa succede se si è senza lavoro o ci si sta occupando di un bambino? 
E’ possibile colmare i gap nel numero di anni di contributi tramite i National Insurance Credits, per i quali va fatta richiesta presso un job centre se non ottenuti automaticamente in determinati casi. I NI Credits vengono erogati quando si percepisce una jobseeker allowance, si è in maternità o assenti dal lavoro per un lungo periodo di malattia. Questa tabella dal sito del governo semplifica i vari casi. Quindi se vi ritrovate senza lavoro, non disperate!

Come faccio a calcolare quanto riceverò di pensione?
Utilizzando questo link si accede ad un tool di the Money Advice Service, dove è possibile stimare quanto si riceverà di pensione. Questo strumento è citato anche sul sito del governo, quindi da ritenere sufficientemente accurato. Piccolo disclaimer: fate attenzione se siete deboli di cuore!

Ma come si fa a vivere con così poco?
In effetti pensare di vivere la propria vecchiaia con poco più di 600 sterline al mese è una prospettiva non ottimale. Eppure se si resta in Inghilterra si continua ad avere libero accesso alla sanità gratuita, bus pass, oltre a tutte le altre misure a sostegno del reddito. Oltre a questo il governo inglese conta sul fatto che i futuri pensionati riescano ad integrare la propria pensione con  investimenti privati, pensioni integrative e la Workplace Pension.

Cos’è la Workplace Pension?
È fondamentale riuscire ad integrare il reddito della State Pension con una pensione predisposta dal vostro  datore di lavoro, tramite una deduzione salariale di vostra scelta (in genere il 5%). Molte aziende corrispondono un importo equivalente a quanto decidete di sacrificare del vostro salario. Ad esempio se scegliete di versare 150£ al mese, il datore di lavoro ne corrisponderà altre 150£. Generalmente i soldi della vostra pensione vengono investiti in un fondo privato, scelto dal datore di lavoro, quindi  è importante informarsi su dove questi fondi vengano versati. È ovviamente sempre possibile che la banca o l’istituto che gestisce il fondo possano fallire, ma si riesce ad ottenere una compensazione se il fondo è autorizzato dalla Financial Conduct Authority ai sensi del Financial Services Compensation Scheme (FSCS).

Non dimenticate che avere un Workplace Pension Scheme ed un provider è da qualche anno obbligatorio per ogni datore di lavoro. In pratica verrete automaticamente inseriti in uno schema pensionistico, e potrete scegliere (entro 30 giorni) se rinunciare o no. Per la stragrande maggioranza delle persone, conviene rimanere nello schema!

Ogni anno è possibile contribuire fino a un massimo di £40000 (la annual allowance) nel proprio schema pensionistico (il che significa che, contribuendo di più, quei soldi verranno tassati), e in generale è possibile avere un massimo di £1073100 (la lifetime allowance) nei propri “pension pots”. Ogni ammontare al di sopra di tale cifra verrebbe tassato, e non poco: 55% se ritirato come lump sum, e 25% se ritirato con pagamenti annuali o mensili. Sembrano tanti soldi, ma poiché (ricordiamo) i soldi nei pension pots vengono investiti e generano rendite, non è impossibile trovarsi improvvisamente oltre la soglia. È dunque buona norma tenere traccia dei propri “pension pots”, ed eventualmente smettere di contribuirvi raggiunta una cifra vicina alla lifetime allowance, e preferire investire i propri risparmi in altri modi, ad esempio in un ISA.

E se voglio fare da me?
È possibile anche aprire un SIPP (“Self Invested Pension Plan”) e gestire per conto proprio i propri fondi pensionistici. Tuttavia hanno normalmente fees più alte degli schemi standard offerti dai datori di lavoro, e pertanto sono adatti solo a persone con ingenti fondi da investire. Per ulteriori informazioni potete consultare quest’articolo. Se si desidera investire i propri risparmi, anche in vista di un utilizzo pensionistico, per importi bassi (sotto i £20000 all’anno, circa) è consigliabile utilizzare un ISA e non un SIPP, che garantisce gli stessi vantaggi fiscali senza i limiti di un SIPP.

Che succede se cambio lavoro?
È possibile spostare i propri soldi da uno schema pensionistico all’altro, purché riconosciuto in UK. Inoltre, è possibile combinare diverse Workplace Pension: in altre parole, ogni schema vi corrisponderà una certa cifra al momento del pensionamento: non c’è nessuna esclusività! Potete averne quanti volete. Tuttavia, pensioni in vecchi fondi a volte possono comportare spese ingenti, diminuendo l’importo finale che vi sarà corrisposto… pertanto è opportuno tenere traccia dei propri fondi, e trasferirli se opportuno. Un approfondimento è disponibile a questo link.

Che succede se torno in Italia?
Partiamo dalla “New State Pension”. Sarà possibile sommare gli anni di contributi versati a HMRC con quelli versati in Italia (o in altri paesi idonei) al fine del calcolo totale della pensione. Questa procedura si chiama totalizzazione. L’INPS ha confermato che ciò rimane valido anche dopo la Brexit. Rimandiamo dunque all’eccellente articolo di PensioniOggi che riporta tutti i riferimenti normativi.

E le workplace pensions? Questo è un tema più complicato. Dal 6 Aprile 2017, infatti, HMRC ha rimosso tutti i fondi italiani dall’elenco dei fondi esteri in cui autorizzano il trasferimento dei contributi (si ritiene che i fondi italiani non soddisfino dei requisiti minimi stabiliti dal governo inglese). Pertanto, da allora il trasferimento diretto è sottoposto a una tassazione preventiva del 40%, improponibile per la maggioranza delle persone.

Tuttavia, esiste per ora un’escamotage: è possibile trasferire (senza pagare tasse) i contributi maturati nel Regno Unito in uno dei 29 fondi pensionistici maltesi riconosciuti da HMRC, e successivamente trasferirli da lì in un fondo italiano, di nuovo senza pagare tasse grazie ad accordi bilaterali Italia-Malta.

Posso vivere in Italia e godere della mia pensione britannica?
È assolutamente possibile vivere all’estero e percepire una pensione britannica. A dire il vero questo è il caso per molti pensionati inglesi, che scelgono di approfittare del maggiore potere di acquisto della sterlina per vivere nella soleggiata Spagna o in Portogallo.

Se si è fuori dal Regno Unito nel momento in cui l’età pensionabile viene raggiunta, bisogna fare domanda per la pensione UK presso le amministrazioni competenti in cui si risiede attualmente, la nostra INPS ad esempio. Se si è invece lavorato anche nel paese da cui si fa domanda per la pensione il discorso si complica ben oltre gli scopi del nostro sito, e per questo vi rimandiamo a questo articolo.

Fonti

Gov.uk
MoneySavingExpert 
Well-tax

12 comments

  1. Articolo davvero utile e comprensibile. Ho solo 2 dubbi che vorrei chiarire cosí da poster togliermi un peso, dunque per chi paga la tassa workplace pension tramite l’azienda in cui lavora riceve anche i soldi Della pensione statale una Volta in pensione? Sulla mia payslip c’é la voce PENSION (PRE-TAX), equivale al workplace pension? Grazie.

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  2. Sto leggendo con molto interesse, vorrei capire cosa succede nel caso in cui in una coppia(non attualmente sposata) lavora solo la donna, mentre il papà dovrà fare il mammo per 2-3 anni?
    Che spese familiari ci sono? ci sono agevolazioni?

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    • ciao big jim, per i casi come te non ci sono agevolazioni. anzi sei un classico esempio del perchè la brexit è uno strumento formidabile per liberarsi di piombi come te.

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  3. salve, vorrei sapere cosa succede se si maturano contributi per un periodo inferiore a 10 anni in UK? Non si ha diritto a nessuna pensione statale in quel caso?

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    • quale pensione statale? tu forse ti confondi con l’assegno di poverta’. la pensione si riceve anche con un giorno di contributi, certo sara’ tipo di un pence all’anno ma tanto tu sei abituato a quelle cifre a quanto pare.

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  4. buongiorno, vorrei sapere se io ho maturato 30 anni di contributi in Italia e vado in UK a lavorare, gli anni di contributi si sommano fino a raggiungere quanti anni di lavoro? chi si occupa di gestire questo tipo di pratiche? grazie.

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  5. Io ho lavorato per circa due anni in inghilterra nel 1972 ho diritto alla pensione inglese ? Ora sono pensionato in Italia da due anni. Mi hanno detto che pet percepire la pensione inglese ci vuole minimo 10anni di lavoro. Vero??

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  6. Ciao
    io ho lavorato in GB per 15 mesi e mi hanno detto che ho diritto a un piccolo assegno.
    La domanda si fa 6 mesi prima del compimento del 65 anno. Io mi sto informando c/o ACLI.

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    • Si credevo anchoo che era così ma adessso con l uscita dall europa credo sia cambiata. Ma ….speriamo in bene

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  7. in pratica nel uk ti pagano il presente con il futuro. Se lavoro da McDonald in Italia guadagno di piu per ora e in piu ho la sicurezza sociale di pensione, disoccupazione, tredicesima e trattamento di fine rapporto. Il UK per me è una truffa. Io a mia figlia le consiglio faare i primi due anni di lavoro in Inghilterrra e poi muoversi a paesi con politiche sociali piu serie e che non guardano solo al profitto.

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  8. Grande posta. Stavo controllando continuamente costantemente questo blog e Sono impressionato!
    Estremamente utile info appositamente l’ultima parte 🙂 Mi preoccupo per come info molto.
    Stavo cercavo particolare info per un lungo periodo
    di tempo molto lungo . Grazie e buona fortuna buona fortuna.
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